Chernobyl e la paura del nucleare che attraversa le generazioni

Pubblicato il 20 aprile 2026 alle ore 09:00

di Simona Tricoli

 

Il 26 aprile di quest’anno saranno passati quarant’anni da quell’evento che è stato un pezzo importante e tragico di storia e che ha rivoluzionato le idee su una delle energie più “pulite” di cui disponiamo, l’energia nucleare.

Quello di cui si parla è il disastro nucleare di Chernobyl, avvenuto il 26 aprile del 1986.

Precisamente all’1:23 di notte, è esploso il reattore numero quattro della centrale ucraina (all’epoca URSS), causando una delle catastrofi nucleari più gravi di sempre.

Numerose sono state le morti, avvenute non solo nell’immediato a causa dell’esplosione, ma anche successivamente a causa delle radiazioni.

L’URSS all’epoca dichiarò che il numero totale dei morti era di 31 persone,  ma le stime effettuate da altri enti raccontano una realtà nettamente diversa.

 

Come si può vedere, si stima che i decessi siano stati più di 31, l’esplosione causò la liberazione nell’atmosfera, di una gigantesca nube di radiazioni, composti radioattivi e particelle nucleari. Ci furono 2 morti immediate causate dall’esplosione, i vigili del fuoco che spensero l’incendio e che assorbirono dosi massicce di radiazioni morirono nel giro di 2-3 settimane, altri operatori esposti alle prime radiazioni nel giro di 3-4 mesi dopo l’incidente.

La città di Pripyat vicino alla centrale fu evacuata solamente dopo 36 ore, la maggior parte degli abitanti non ebbe conseguenze immediate, ma secondo l’OMS e UNSCEAR alcune malattie a lungo termine ebbero effetti sulla salute.

La nube radioattiva contaminò parte dell’Europa, Ucraina, Russia e Bielorussia. Furono contaminati alimenti, suolo e acqua causando esposizioni a lungo termine.

Oggi la zona di Chernobyl presenta una zona di esclusione immediata che si estende per 30 km che vieta completamente la residenza permanente e una zona di esclusione più ampia con aree sorvegliate alle quali possono accedere in maniera temporanea visitatori e lavoratori. Pripyat è ormai una città abbandonata.

 

Come fu contenuto il disastro?  Nel 1986 fu costruito un sarcofago (sarcophagus) in cemento, per contenere il reattore numero 4.

Nel 2016 è stato poi costruito un nuovo sarcofago, questa volta in acciaio, del costo di 2 miliardi di euro per coprire completamente il primo sarcofago. I sarcofagi servono per prevenire ulteriori emissioni di radiazioni e smantellare il reattore in modo sicuro, in conclusione la zona non potrà ritenersi sicura per almeno altri 200-300 anni.

 

Il disastro di Chernobyl fu frutto di errori umani e problemi legati alla progettazione del reattore.

L’errore umano si verificò durante il test di sicurezza effettuato quella sera, un test che fu mal gestito, i sistemi di sicurezza furono disattivati per completarlo, la potenza del reattore fu abbassata in modo troppo repentino e questo causò un accumulo instabile di neutroni e nonostante l’instabilità il test proseguì.

Anche gli errori di progettazione del reattore furono determinanti. Il reattore RBMK era instabile a potenze molto basse, le barre di controllo con la punta in grafite (che servivano a regolare la potenza nucleare), se inserite rapidamente aumentavano la reattività invece di diminuirla (questo contribuì al picco esplosivo). Il reattore non avendo un contenimento in cemento adeguato, liberò nell’ambiente dopo l’esplosione, enormi quantità di radiazioni.

 

 

Nel corso degli anni il disastro di Chernobyl ha contribuito enormemente a una forte paura legata all’energia nucleare.

In Italia nel 1987 ci fu addirittura un Referendum sul nucleare che si risolse con un 80% di votanti contrari al nucleare civile, ciò comportò la chiusura di tutte le centrali esistenti e alla sospensione dei programmi futuri.

La paura fu alimentata da una cattiva comunicazione iniziale, dall’incertezza dei danni a lungo termine e Chernobyl per molti divenne il fallimento del nucleare. Ancora oggi i danni di Chernobyl alimentano il dibattito sull’energia nucleare e su potenziali catastrofi, condizionando un’intera nazione su un qualcosa che in realtà si poteva evitare, un evento che è stato causato da una serie di errori umani, dalla progettazione all’uso finale.

 

Oggi i nuovi reattori hanno sistemi di sicurezza che riducono in modo drastico il rischio di esplosioni con conseguente rilascio radioattivo.

Anche se i costi di costruzione sono molto alti i costi operativi sono relativamente bassi, un reattore ha un’aspettativa di vita dai 40 ai 60 anni con possibilità di prolungamento della stessa.

Vediamo pro e contro delle centrali nucleari.

 

Pro:

  • Emissioni di CO₂ quasi nulle durante il funzionamento
  • Alta densità energetica, poca materia prima per molta energia
  • Fornitura stabile e continua (non dipende da sole o vento)
  • Innovazioni in sicurezza e SMR riducono rischi

 

Contro

  • Rischio di incidenti catastrofici (anche se raro)
  • Produzione di rifiuti radioattivi a lunga vita
  • Costi di costruzione iniziali molto alti
  • Accettazione pubblica limitata (paura post-Chernobyl/Fukushima)

 

Se invece parliamo di sostenibilità ambientale l’impatto climatico dell’energia nucleare è molto basso rispetto all’energia ricavata dai combustibili fossili. Anche se l’uranio è limitato esistono delle tecnologie di riciclo e breeder reactors per aumentarne la disponibilità.

L’energia nucleare combinata con energie rinnovabili può garantire continuità energetica e ridurre le emissioni.

Inoltre rispetto ad altre energie rinnovabili che possono dipendere da sole o vento, questo tipo di energia ha una fornitura stabile h24.

 

Ho voluto ricordare l’evento perché quest’anno sono quarant’anni da quando è accaduto, perché le vittime sono state numerose e perché ancora oggi il disastro di Chernobyl crea pregiudizi su un tipo di energia che ha i suoi pro e i suoi contro, ma che dovrebbero essere valutati in base alle tecnologie che abbiamo oggi e soprattutto non ripetendo gli errori del passato. 

 

Questo articolo non vuole essere un modo per convincere le persone che è meglio l’energia nucleare, ma vorrei fornire uno spunto di riflessione.

È necessario prima di trarre conclusioni, essere informati, porci delle domande, capire perché sono successe determinate cose e cosa possiamo fare per evitarle, indipendentemente dal fatto che la nostra scelta possa ricadere su un no definitivo al nucleare, o un accettazione di questa tipologia di fonte, con la consapevolezza che oggi, esistono altre misure di sicurezza che possono contenere eventuali criticità.

 

È fondamentale informarsi, valutare ogni cosa e sviluppare uno spirito critico che ci consenta di decidere con la nostra testa, farci una nostra idea e non farci condizionare dalla paura del disastro avvenuto a Chernobyl nel 1986 o quello avvenuto a Fukushima nel 2011, questo non vuol dire che dobbiamo dimenticare, ma cominciare ad andare avanti, imparando dai nostri errori.