di Simona Tricoli
Ci è sempre stato detto fin da piccoli, quanto praticare sport porti dei benefici.
Non solo lo sport migliora la salute fisica, ma anche quella mentale, riduce lo stress, l’ansia, il rischio di malattie croniche, migliora l’umore e ci aiuta a socializzare. Molti di noi amano fare sport, altri lo trovano faticoso o seccante, altri sono costretti a praticarlo a causa di un problema di salute e altri ancora lo fanno per lavoro, ma quasi sempre quando diventa un lavoro dietro c’è una grande passione.
Purtroppo molti non hanno la possibilità di scegliere di praticare uno sport, le limitazioni possono essere sia fisiche che economiche. Ci sono sport, ad esempio, che richiedono attrezzature costose, abbigliamento specifico o comportano costi legati a trasferte e lezioni private.
Quando nella nostra società un individuo non è nelle condizioni di fare qualcosa come praticare uno sport, perché non ha la possibilità economica o perché ha una disabilità fisica, allora falliamo come comunità, allora possiamo parlare di una sostenibilità sociale che diventa precaria, perché non a tutti vengono date le stesse possibilità. La soluzione è mettere tutti nelle condizioni di poter scegliere, e ad oggi esistono strumenti che danno la possibilità a chi non ce l’ha di veder garantito il diritto allo sport.
I Bonus e i voucher economici sono un esempio:
- Fondo Dote Famiglia (Bonus Sport 2025) - Per il 2025 è stato stanziato un fondo di 30 milioni di euro per incentivare l’attività motoria e uno stile di vita sano. Grazie al fondo viene garantito ai minori di famiglie meno agiate (con ISEE inferiore a 15.000 €), l’accesso a una pratica sportiva con un contributo per beneficiario fino a 300€.
- Fondi per lo sport (Piacenza/Vigevano) - Il "Fondo sociale per lo sport" della Fondazione di Piacenza e Vigevano che si rivolge a giovani fino a 18 anni è giunto ormai alla quarta edizione. Lo scopo è quello di permettere ai giovani facenti parti di famiglie con difficoltà economiche (residenti in provincia di Piacenza e nel comune di Vigevano), di avere la possibilità di praticare uno sport e favorire l’inclusione.
- Voucher Sportivi Regionali/Locali - Molte regioni e comuni stanziano fondi per favorire la pratica sportiva dei minori e contrastare la sedentarietà. In Calabria i voucher del valore di 500€ sono destinati a giovani dai 14 ai 24 anni e la possibilità di usufruire dei voucher è stata prorogata fino al 30 giugno 2026, con scorrimento della graduatoria per ampliare la platea.
Altre azioni che permettono la possibilità di rendere la sport accessibile a tutti riguardano il coinvolgimento di Enti di promozione sportiva (EPS), associazioni sportive dilettantistiche (ASD/SSD) e anche Enti del Terzo Settore (ETS), infatti, numerosi sono i bandi che hanno come obiettivo principale, l’inclusione sportiva, per chi fa parte di categorie vulnerabili.
Qui il discorso diventa molto più ampio, infatti i bandi non sono destinati solo a promuovere lo sport per il singolo, ma sono realizzati ad hoc per formare figure specializzate, per dare la possibilità di sfruttare spazi inutilizzati, per la realizzazione di nuovi impianti sportivi oppure promuovere lo sport, legato alla salute e all’educazione alimentare.
Le limitazioni nel praticare uno sport oltre che economiche possono essere legate anche a una disabilità. La cosa ingiusta è che spesso sono le barriere architettoniche a fornire delle limitazioni, o la mancanza di trasporti adeguati.
È corretto dire però che in passato a causa di una disabilità era impossibile praticare uno sport, ed è stato agli inizi del ‘900 che ci sono state le prime manifestazioni sportive legate al tema dello sport e della disabilità. Oggi rispetto al passato le persone con disabilità che praticano sport sono molte di più, anche se la differenza con chi una disabilità non ce l’ha, è ancora notevole
Secondo l’indagine Istat “Aspetti della vita quotidiana”, la percentuale di persone che praticano sport con limitazioni gravi è dell’11%, con limitazioni meno gravi la percentuale è del 23,4%, per chi invece non ha alcuna limitazione la percentuale sale al 40,8%.
Per continuare a parlare di sostenibilità sociale e inclusione è necessario che anche chi ha una disabilità abbia la possibilità di praticare uno sport, ad oggi sono stati realizzati strumenti adattati come carrozzine o protesi, ci sono normative specifiche, vengono erogati contributi economici e voucher e promosse iniziative concrete come l’AFA , inoltre poi sono state create le Paralimpiadi che sono l’equivalente dei giochi olimpici per chi ha disabilità fisiche o mentali.
Nello specifico:
- Attrezzature Adattate - In base alle diverse disabilità sono state realizzate delle strutture adattate per praticare sport, come carrozzine sportive, biciclette, protesi o ausili per il nuoto. Grazie a queste attrezzature è possibile praticare sport come atletica, nuoto o basket.
- Normative e Diritto allo Sport - L’articolo 33 della Costituzione sancisce il valore educativo e sociale dello sport. L’articolo 30 della Convenzione ONU impegna gli Stati a garantire che le persone con disabilità abbiano accesso alle attività sportive. Altre principali normative e riferimenti riguardanti la regolazione dell’attività sportiva li troviamo nel DECRETO-LEGGE 31 maggio 2024, n. 71, nel codice CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), e nella Carta UNESCO dell'Educazione Fisica e dello Sport. Il diritto allo sport è considerato un diritto di cittadinanza, fondamentale per lo sviluppo umano, l'integrazione e il benessere, e deve essere garantito senza discriminazioni.
- Sostegno Economico - Il sostegno economico oltre che attraverso i voucher, passa dalla possibilità di usufruire di contributi per l’acquisto di protesi sportive. Nel 2025 è stato pubblicato l’avviso che dispone le procedure per accedere alle risorse adibite all’acquisto di ausili sportivi, da mettere a disposizione (gratuitamente), di persone con disabilità che desiderano praticare un’attività sportiva. L’importo messo a disposizione è di 1,5 milioni di euro.
- Attività Fisica Adattata (AFA) - Si tratta di programmi di esercizio fisico non sanitario, strutturati in gruppo, ideati per soggetti con patologie croniche o ridotta capacità motoria. I corsi organizzati da ASL, sono svolti da operatori qualificati per piccoli gruppi, generalmente in palestre o piscine del territorio.
- Paralimpiadi – Nascono grazie al neurologo tedesco Ludwig Guttmann, questi realizzò una competizione sportiva per i veterani della Seconda guerra mondiale che riportarono danni alla colonna vertebrale oltre ad altri problemi fisici. Nel corso degli anni iniziarono ad assumere un carattere internazionale grazie alla partecipazione di atleti provenienti da vari paesi, fino ad arrivare alle Paralimpiadi come le conosciamo oggi, il raggiungimento dei massimi livelli per uno sportivo con disabilità.
Le iniziative per rendere lo sport più inclusivo sono numerose, quando parliamo di inclusione, parliamo soprattutto di sostenibilità sociale, uno dei tre pilastri della sostenibilità, fondamentale affinché anche gli altri due (economico e ambientale), possano stare in piedi.
Sport e cultura non sono optional, sono infrastrutture sociali, esattamente come una strada o una rete idrica.
Dal punto di vista economico, generano indotto: eventi, attività sportive e culturali muovono servizi, turismo, lavoro locale. Inoltre, riducono costi futuri legati a disagio sociale, salute e sicurezza.
A livello sociale, migliorano la qualità della vita: favoriscono inclusione, benessere psicofisico, prevenzione del disagio giovanile. Una comunità attiva è anche una comunità più coesa e sicura.
Sul piano ambientale, se ben progettati, questi investimenti valorizzano il territorio: recupero di spazi urbani, promozione di mobilità sostenibile, uso consapevole delle risorse.
Una società sostenibile a livello sociale, ambientale ed economico è una società forte, dove ogni individuo ha eguali possibilità e dove sono rispettati i diritti di ognuno.
La strada per raggiungere un equilibro stabile è ancora lunga, ma prendere consapevolezza di quello che si è fatto, che si continua a fare e che c’è ancora da fare è un grande passo avanti, confidando che in futuro non sia più necessario parlare di inclusione, con la speranza che questa un giorno possa essere una cosa insita nella nostra società.