Dalla Green Economy alla Blue Economy

Pubblicato il 6 luglio 2026 alle ore 09:00

di Simona Tricoli

Immagine concettuale generata con intelligenza artificiale. Rappresentazione simbolica e non ufficiale a fini critici e informativi.

 

Nella scalata allo sviluppo sostenibile si parla tanto di Green economy, ma non è l’unico strumento utilizzabile per raggiungere l’obiettivo, oltre a questo modello un altro di cui si parla poco è quello della Blue economy. In questo articolo spiegheremo le caratteristiche di entrambi i modelli per fare infine le nostre valutazioni, perché come diciamo sempre, consapevolezza è la nostra parola d’ordine e quando si parla di sostenibilità, è bene sapere di cosa sta parlando.

 

Quando si parla di Green economy parliamo di un modello di sviluppo economico che si concentra sull’abbattere le emissioni tramite investimenti per ridurre l’impatto sull’ambiente ed essere più sostenibili, è un modello che punta a migliorare le condizioni di vita e l’equità sociale.

La Blue economy invece azzera gli sprechi ispirandosi alla natura, è un tipo modello che aspira a eliminare totalmente le emissioni di CO2.

 

La Green economy è intrinsecamente legata allo sviluppo sostenibile e si concretizza nel concreto attraverso i pilastri del Green Deal europeo (Leggi l’articolo → Green Deal Europeo: cos'è, cosa prevede e perché cambia il nostro futuro).

Gli obiettivi della Green economy sono:

  • La neutralità climatica
  • La transizione verso un’economia circolare
  • Una transizione sostenibile equa e inclusiva

 

I vantaggi riguardano, una sostenibilità “vivibile” nel lungo periodo, perché mitiga gli effetti del cambiamento climatico e limita l’esaurimento delle risorse.

Inoltre la sostenibilità crea posti di lavoro (Green jobs) in settori specifici, si parla ad esempio di ingegneria ambientale e agricoltura sostenibile.

L’indipendenza energetica che si acquisisce grazie all’uso di fonti di energia rinnovabili rende forti a livello geopolitico, in quanto diminuisce la dipendenza dai combustibili fossili.

 

L’UNEP (United Nations Environment Programme), confuta però due errori che riguardano la Green economy:

  • La Green economy non sostituisce lo sviluppo sostenibile, ma è uno strumento per raggiungerlo. Lo sviluppo sostenibile è l’obiettivo globale, la green economy è il motore economico che utilizziamo per raggiungerlo.
  • La Green economy non è un lusso, non è un costo aggiuntivo che deve sostenere una piccola élite, ma deve essere l’unico investimento possibile per garantire un futuro equo a tutti.

 

In conclusione, la Green economy ha tanti aspetti positivi, ma c’è anche un rovescio della medaglia.

Innanzitutto richiede investimenti da parte delle imprese per far si che le produzioni siano più sostenibili, soprattutto in specifici settori le spese sono davvero ingenti, soprattutto la costruzione di impianti o strutture, sono sì, spese che si ripagano nel lungo periodo, ma restano comunque costi importanti da affrontare.

Si pone poi l’obiettivo di limitare i danni ambientali, di limitare le emissioni di CO2, senza però eliminarle completamente.

Nella produzione, vengono comunque generati degli scarti, che non sempre vengono reimpiegati nel processo produttivo e che in caso di eliminazione devono essere smaltiti correttamente.

Il costo finito dei prodotti green spesso è più elevato rispetto alle alternative tradizionali. Questo avviene a causa delle basse produzioni che non permettono di sfruttare l’economia di scala, a causa degli elevati investimenti e alla necessità di usufruire di nuove tecnologie e di materie prime certificate più costose.

 

La Blue Economy è stata teorizzata dall’economista Gunter Pauli e si ispira alla biomimesi.

In natura ogni scarto non viene eliminato, ma diventa nutrimento per qualcos’altro, infatti non esistono i rifiuti.

In natura: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, credo che la frase del chimico francese Antoine-Laurent de Lavoisier, calzi a pennello per capire al meglio la filosofia della Blue economy.

Potremmo definirla uno sviluppo della Green economy.

Immagine concettuale generata con intelligenza artificiale. Rappresentazione simbolica e non ufficiale a fini critici e informativi.

 

Nella Blue Economy le materie di scarto di una produzione, diventano materie prime per altre produzioni, infatti spesso viene confusa con la Circular economy e le due espressioni vengono spesso utilizzate come sinonimi.

La Blue economy si fonda sulla valorizzazione di ciò che è disponibile localmente, evitando importazioni costose e poco sostenibili: l'obiettivo non è semplicemente consumare meno risorse, ma generare più valore da quelle che già abbiamo a disposizione. Si tratta di un modello che coinvolge attivamente il capitale umano, favorendo equità sociale e rispetto per la cultura e le tradizioni locali. Rispetto alla Green Economy, di cui rappresenta in un certo senso un'evoluzione, richiede investimenti minori e consente di creare più posti di lavoro; inoltre, i prodotti generati con questo approccio non devono costare di più, ma anzi tendono a costare meno.

È bene precisare che la Blue Economy non è solo una filosofia, ma ci si riferisce a questa, anche quando si parla di tutte le attività legate alle coste, oceani, mari e fiumi. È anche uno sviluppo dell’economia marina che vuole tutelare gli ecosistemi acquatici.

 

Un esempio di Gunter Pauli per far capire al meglio di cosa si intende con Blue economy è quello che riguarda la coltivazione dei funghi attraverso i fondi di caffè:

 

  • dai fondi di caffè si coltivano funghi shiitake
  • i funghi usati diventano mangime per i vermi
  • i vermi fertilizzano il suolo
  • il suolo produce nuovo cibo.

 

La domanda che alla fine sorge spontanea è: se la Blue economy conviene di più, perché stiamo ancora a parlare di Green economy?

Be in realtà la risposta non è così ovvia, la Blue economy, così come gli investimenti green, mostra i suoi risultati nel lungo periodo. È stata molto criticata in merito alla fattibilità, inoltre imitare la natura è un’idea di fondo sostenibile, ma non è sempre realizzabile. E sfruttare le economie di scala, anche qui è complicato.

 

In ogni caso i principi della Blue Economy non sono solo teoria, possiamo infatti citare alcuni casi concreti.

In Toscana, l'azienda Funghi Espresso coltiva funghi shiitake sui fondi di caffè esausti,  trasformando uno scarto quasi totale in un prodotto alimentare pregiato. In Portogallo, spugne marine vengono raccolte e trasformate in principi attivi per farmaci e diagnostica. Nel settore energetico, l'eolico offshore e la produzione di idrogeno verde da fonti marine stanno diventando filiere industriali mature. In Italia, l'economia del mare vale già il 10% del PIL nazionale, con oltre un milione di addetti.

La Blue economy non è fantascienza: è un cambio di paradigma già in corso, un pezzo alla volta.