La tua vacanza la sceglie l’algoritmo

Pubblicato il 22 giugno 2026 alle ore 09:00

di Giovanni Buscema

 

Apri Instagram, cerchi ispirazione per le vacanze e scorri per qualche minuto. Ti ritrovi sempre negli stessi posti: Roma, Venezia, Napoli, Taormina, la Costiera Amalfitana. Le stesse piazze, gli stessi tramonti, le stesse foto che hai già visto mille volte su mille profili diversi. Anch’io lo faccio. Apro il telefono, scorro, e il sistema mi porta sempre negli stessi posti, anche se vivo in una città che meriterebbe di esserci e non c’è mai.

Non è una coincidenza. È un meccanismo.

L’algoritmo non premia necessariamente i posti più belli. Tende a premiare quelli che generano più interazioni. E più li mostra, più vengono cliccati, un circolo che si autoalimenta e che ha conseguenze concrete, misurabili, su milioni di persone e su territori interi. Si chiama overtourism (sovraturismo) ed è uno dei fenomeni più sottovalutati del nostro tempo. Non è semplicemente “troppi turisti”. È la concentrazione sistematica dei flussi turistici su un numero sempre più ristretto di destinazioni, mentre il resto del territorio rimane invisibile. Non perché sia meno bello. Perché l’algoritmo non lo ha ancora scoperto.

 

Il sistema della trendification

Negli ultimi mesi si è diffuso il termine trendification, utilizzato nel settore del turismo e del marketing digitale per descrivere il processo attraverso cui una destinazione diventa virale sui social generando improvvisi flussi di visitatori che quel luogo non ha mai visto e spesso non è attrezzato per gestire.

 

Secondo il report Global Travel Trends 2026, il 79% dei giovani tra Millennials e Gen Z sceglie mete e itinerari di viaggio basandosi sui contenuti social, mentre il 35% di tutti i viaggiatori usa i social media per pianificare le vacanze, con una crescita del 13% ogni anno.

Oggi una destinazione può diventare virale nel giro di poche settimane, con effetti immediati su flussi turistici, prezzi e disponibilità ricettive.

Il risultato è paradossale: viviamo nell’era dell’informazione infinita, con accesso a qualsiasi luogo del pianeta a portata di schermo, eppure andiamo sempre negli stessi posti.

Perché l’algoritmo non è progettato per mostrarti il mondo, è progettato per mostrarti quello che già funziona, quello che genera engagement, quello che fa scorrere il dito verso il basso.

Il costo di questo sistema

I dati dell’Istituto Demoskopika, basati sull’Indice Complessivo di Sovraffollamento Turistico costruito con dati ISTAT e ISPRA, fotografano una situazione che nel 2025 è diventata strutturale: dieci province italiane hanno raggiunto livelli di sovraffollamento classificati come “molto alto”. Rimini registra oltre 17.000 presenze per chilometro quadrato, Venezia quasi 16.000 e Bolzano conta quasi 69 turisti per abitante. Nella stessa classifica figurano Napoli, Milano, Roma, Firenze, Verona, Trento e Livorno, tutte destinazioni che nel 2026 continuano ad attrarre flussi record, amplificate dagli stessi algoritmi che le hanno rese iconiche.

Questi numeri non sono solo statistiche. Sono la pressione concreta su sistemi fognari, rifiuti, strade, servizi e qualità della vita dei residenti. A Venezia i residenti abbandonano la città da decenni, non per scelta, ma perché è diventata invivibile. Lungo la Costiera Amalfitana i prezzi degli affitti residenziali sono esplosi, spostando chi ci viveva verso l’entroterra. A Taormina e Palermo, che nel 2025 hanno registrato crescite a doppia cifra di presenze, le infrastrutture locali faticano a tenere il ritmo di una domanda che l’algoritmo ha accelerato senza che nessuno pianificasse nulla.

 

L’overtourism non è un problema turistico. È un problema sistemico che degrada i luoghi stessi che attrae, fino a renderli un simulacro di quello che erano.

Le conseguenze si leggono su tre livelli che si intrecciano tra loro.

Sul piano ambientale, la concentrazione dei flussi su pochi territori produce un’erosione progressiva di ecosistemi fragili, i sentieri costieri si degradano, le praterie di Posidonia soffrono l’ancoraggio selvaggio delle imbarcazioni, i centri storici perdono la loro stratificazione naturale sotto il peso di milioni di passaggi.

Sul piano sociale, le comunità locali subiscono una trasformazione silenziosa ma irreversibile: i residenti vengono spostati dagli affitti brevi, i servizi si riorientano verso il turista e non verso chi ci vive, l’identità dei luoghi si svuota fino a diventare scenografia.

Sul piano economico, il paradosso è ancora più acuto: i territori più visitati non sono necessariamente quelli che trattengono più ricchezza, buona parte del valore generato viene estratta dalle piattaforme digitali e dalle grandi catene ricettive, mentre le economie locali restano dipendenti da una stagionalità sempre più fragile e da flussi che un cambio algoritmo può azzerare in poche settimane.

L’Italia invisibile

Mentre dieci province collassano, intere aree del Paese rimangono ai margini del turismo di massa. Secondo gli stessi dati Demoskopika, province come Rieti, Benevento, Reggio Calabria, Isernia, Avellino e Campobasso registrano livelli di sovraffollamento “molto bassi”, con impatti contenuti su infrastrutture e qualità della vita.

Non perché abbiano meno da offrire. Perché l’algoritmo non le ha ancora rese virali.

Crotone è un esempio che conosco dall’interno. È la città in cui sono nato, in cui sono cresciuto, in cui ho costruito il mio percorso sulla sostenibilità. Fondata dai Greci nell’VIII secolo avanti Cristo, città in cui visse e insegnò Pitagora, con un mare tra i più puliti d’Italia, un centro storico affacciato sul Mediterraneo e un patrimonio archeologico di straordinaria ricchezza. Una città che porta dentro di sé una storia millenaria  e che oggi, come tante altre del Sud, vive la contraddizione di un territorio straordinario che il sistema turistico fatica a vedere.

Non compare in nessuna classifica delle mete più cercate del 2026. Non appare nei feed di Instagram di chi cerca vacanze in Calabria. Non è mai diventata virale. Non perché manchi di bellezza o di storia. Perché nessun algoritmo l’ha ancora scoperta  e perché il sistema premia chi è già visibile, non chi merita di esserlo.

 

Crotone non è un caso isolato. È il simbolo di un’Italia che esiste ma che il sistema algoritmico del turismo non riesce o non vuole vedere.

La Basilicata con la sua Costa Jonica e il Parco del Pollino, le Marche con la Riviera del Conero e i borghi dell’entroterra, l’Abruzzo con le sue montagne selvagge e le spiagge incontaminate di Punta Aderci, territori che nel 2026 stanno lentamente emergendo, con presenze in crescita a doppia cifra, ma ancora lontani dai radar del turismo di massa.

 

Non a caso è nata un’altra parola nuova per descrivere questo fenomeno: destination dupe, la destinazione alternativa, meno affollata e spesso più autentica, che offre la stessa qualità di esperienza senza il peso della folla.

Il report della Rome Business School sul turismo 2026 conferma la tendenza: i borghi italiani registrano un +7% di presenze e le destinazioni emergenti crescono a doppia cifra.

 

C’è una domanda di autenticità che emerge, ma fatica a trovare i canali giusti per esprimersi, perché quei canali sono ancora dominati dalla logica della trendification.

Il meccanismo, in sintesi

L’overtourism non è il risultato di troppa voglia di viaggiare. È il risultato di un sistema di distribuzione delle informazioni che concentra l’attenzione invece di distribuirla. Gli algoritmi delle piattaforme social non sono progettati per valorizzare il territorio, sono progettati per massimizzare il tempo che passiamo sullo schermo, e per farlo mostrano quello che già ha dimostrato di funzionare. I luoghi più fotografati diventano i più cliccati, i più cliccati diventano i più visitati, i più visitati diventano i più fotografati. Il ciclo si chiude su sé stesso, escludendo sistematicamente tutto quello che non è già dentro.

Il paradosso finale è questo: nell’epoca in cui abbiamo accesso a tutto, vediamo sempre meno. Non perché manchi la curiosità. Perché il sistema non ha interesse a soddisfarla davvero.

L’Italia che non conosci esiste. È solo che nessun algoritmo ti ci sta portando.

Fonti:

Demoskopika, Indice Complessivo di Sovraffollamento Turistico ICST, luglio 2025 - Global Travel Trends 2026, Execus S.p.A. / Il Fatto Quotidiano, giugno 2026 - Rome Business School, Italia oltre l’overtourism, maggio 2026 - GuidaViaggi, Trendification: quando gli algoritmi decidono le destinazioni, giugno 2026 - Skyscanner / Parclick, Mete più cercate italiani 2025-2026 - ISTAT / ISPRA, dati base ICST 2023-2025

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