Il valore sostenibile del Natale

Pubblicato il 22 dicembre 2025 alle ore 09:00

di Giovanni Buscema

 

Il Natale è uno di quei momenti in cui la vita, per qualche giorno, cambia ritmo.

Le persone tornano a vedersi, le case si riempiono, i gesti si ripetono: apparecchiare, cucinare, fare spazio, aspettare qualcuno. È una festa che parla di relazioni, prima ancora che di consumi. E forse il suo valore sostenibile comincia proprio qui: nel ricordarci che ciò che conta davvero non si compra.

 

Eppure, proprio perché tutto si concentra in pochi giorni, a Natale si vede anche l’altra faccia: la tendenza a fare “di più” per sentirci a posto. Più pacchi, più piatti, più cose. Non per cattiveria. Per abitudine, per aspettativa, per quella sensazione sottile che la festa debba essere misurata dall’abbondanza.

Qui la sostenibilità non entra come divieto, ma come domanda semplice: questa cosa aggiunge valore o aggiunge solo peso?
Perché la sostenibilità, quando funziona, non raffredda la festa: la rende più coerente.

Ti aiuta a distinguere l’essenziale dal superfluo, senza togliere calore.

 

C’è poi un punto che a Natale diventa difficile ignorare: non tutti attraversano queste settimane allo stesso modo.

Secondo ISTAT, nel 2024 le famiglie in povertà assoluta sono oltre 2,2 milioni (l’8,4% del totale) e le persone coinvolte sono oltre 5,7 milioni (il 9,8% dei residenti).
Questo dato non serve a rovinare l’atmosfera. Serve a ricordare che il valore del Natale non sta nell’eccesso, ma nella capacità di tenere insieme: sentirsi comunità, non solo “famiglia dentro casa”.

C’è anche un’altra fotografia utile: quella degli imballaggi. CONAI indica che nel 2024 in Italia è stato riciclato circa il 76,7% degli imballaggi.
È un segnale positivo, ma ci ricorda anche quanto “materiale” passa dalle nostre mani in questo periodo, e quanto conta la cura con cui lo gestiamo.

 

Infine c’è un pezzo di Natale che parla, più di tanti discorsi, di sostenibilità “intera”: quella che unisce spreco e dignità.

Nel 2024 Banco Alimentare dichiara 93.745 tonnellate di cibo recuperato e 1.755.857 persone aiutate.
Qui non c’è retorica: c’è un’idea concreta di sostenibilità, perché ciò che rischia di diventare scarto torna a essere valore, e quel valore arriva dove serve.

 

Se dovessi riassumere, direi così: il Natale è sostenibile quando smette di essere una prova di abbondanza e torna a essere un esercizio di cura. Cura per il tempo, per le persone, per ciò che usiamo e per ciò che lasciamo.

Buon Natale, che sia un tempo leggero, vero, e capace di lasciare qualcosa di buono anche dopo.
E se resta qualcosa, che sia soprattutto questo: più presenza, meno eccesso.

 

Fonti:

STAT –La povertà in Italia – Anno 2024
https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-poverta-in-italia-anno-2024/

CONAI –Riciclo imballaggi: Italia al 76,7%
https://www.conai.org/notizie/riciclo-imballaggi-italia-al-767/

Banco Alimentare –Cibo e povertà, troppi invisibili
https://www.bancoalimentare.it/press-area/cibo-e-poverta-troppi-invisibili