Trieste e l’idrogeno verde: quando la transizione smette di essere una promessa

Pubblicato il 26 gennaio 2026 alle ore 09:00

di Giovanni Buscema

 

A Trieste nasce l’Hydrogen Hub per la produzione di idrogeno verde: numeri, funzionamento e perché conta davvero nella transizione energetica.

L’energia è una di quelle cose che diamo per scontate. Sta lì, lavora per noi, fa girare tutto. Finché non succede qualcosa: un prezzo che sale, una crisi che ci ricorda quanto siamo dipendenti, un’estate che sembra più lunga e più calda del dovuto.

E allora la parola “transizione” torna a pesare. Ma a me interessa un punto preciso: quando la transizione smette di essere un concetto e diventa un cantiere.

A Trieste è iniziata la realizzazione dell’Hydrogen Hub per la produzione di idrogeno verde. La prima pietra è stata posata il 18 settembre 2025: non è solo una data, è l’avvio di un progetto reale, con investimenti, numeri e un obiettivo dichiarato — contribuire alla decarbonizzazione di trasporti e industria.

 

“Idrogeno verde” non è uno slogan: è una filiera

Sull’idrogeno si tende a semplificare troppo: o è “la soluzione”, o è “fuffa”. In realtà il punto è più semplice: dipende da come lo produci e da dove lo usi.

Qui si parla di idrogeno verde perché viene prodotto tramite elettrolisi alimentata da energia rinnovabile, con un impianto da 5 MW e un parco fotovoltaico dedicato da 4,8 MW.

Non si mette l’idrogeno “a caso” in un discorso energetico, ma lo si inserisce in una mini-filiera chiara: sole → elettricità → idrogeno. È un passaggio importante perché rende la parola “verde” verificabile.

 

I numeri che aiutano a capire (senza farli diventare una sfilata)

I progetti si capiscono dai dettagli. E qui i dettagli sono concreti:

  • investimento complessivo oltre 20 milioni di euro
  • finanziamenti: 15,8 milioni dal PNRR + 1,5 milioni da Horizon Europe
  • elettrolisi 5 MW e fotovoltaico 4,8 MW
  • produzione attesa: circa 370 tonnellate/anno di idrogeno verde
  • entrata in funzione prevista nel 2026

Sono numeri che dicono una cosa semplice: non è un esperimento da laboratorio. È un’infrastruttura che prova a entrare nel sistema energetico e produttivo del territorio.

 

A cosa serve davvero (e perché ha senso parlarne senza estremismi)

L’idrogeno non è una bacchetta magica. E, onestamente, è meglio così: le soluzioni uniche quasi sempre creano nuove dipendenze.

Il suo ruolo più credibile oggi è nei settori dove l’elettrificazione diretta è più complessa: trasporto pesante, logistica, alcune applicazioni industriali. Ed è proprio in questa direzione che l’Hub di Trieste viene raccontato: come leva per togliere CO₂ dai punti più difficili del sistema.

La domanda giusta, allora, non è “l’idrogeno sarà il futuro?”. La domanda giusta è: può aiutarci a decarbonizzare ciò che oggi non riusciamo a decarbonizzare facilmente? Se la risposta è “anche solo in parte”, vale la pena seguirlo con attenzione.

 

Una precisazione necessaria: cosa NON farà l’idrogeno

Vale la pena dirlo chiaramente: l’idrogeno non farà tutto. Non renderà sostenibili consumi fuori controllo, non sostituirà ogni uso dell’elettricità, non sarà efficiente ovunque.

Produrlo richiede energia, infrastrutture, acqua, trasporto. E se l’energia di partenza non è rinnovabile, l’idrogeno smette di essere “verde” molto in fretta.

Proprio per questo progetti come quello di Trieste hanno senso solo se restano mirati, inseriti in filiere precise e in territori che sanno cosa farsene. La sostenibilità non nasce dall’entusiasmo, ma dalla misura.

 

Trieste non è sola: la rete NAHV

Un impianto isolato resta un episodio. Un impianto dentro una rete diventa un segnale.

L’Hydrogen Hub di Trieste si inserisce nel contesto della North Adriatic Hydrogen Valley (NAHV): un progetto transnazionale che mira a creare un sistema coordinato per produzione, distribuzione, stoccaggio e uso dell’idrogeno, con 17 progetti pilota.

E questo passaggio conta perché la sostenibilità non cresce per “spot”. Cresce per ecosistemi.

 

Perché questo progetto conta anche oltre Trieste

La cosa interessante di questo progetto non è solo dove nasce, ma come nasce.

Un’area industriale esistente. Un’infrastruttura pensata insieme, non a pezzi. Un uso mirato dell’idrogeno, non generalizzato.

È un approccio che può parlare anche ad altri territori: porti, aree logistiche, zone industriali che oggi cercano una seconda funzione. Non come copia-incolla, ma come metodo: partire dai limiti reali e costruire soluzioni proporzionate.

 

Quello che mi porto a casa

Questa notizia non mi interessa perché “fà tendenza”. Mi interessa perché è concreta. Perché prova a spostare la sostenibilità dal piano delle intenzioni a quello delle opere: infrastrutture, filiere, territorio.

Poi sì: restano domande, costi, complessità. Ma è proprio lì che si misura la serietà della transizione: non nelle parole perfette, ma nei cantieri che provano a funzionare.

La sostenibilità non è una parola nuova. È una filiera che funziona, un impianto che regge, un territorio che torna a contare.

 

Fonti:

AcegasApsAmga – Hydrogen Hub Trieste: posata la prima pietra (18/09/2025)
https://www.acegasapsamga.it/-/hydrogen-hub-trieste-posa-prima-pietra

ANSA Friuli Venezia Giulia – Al via i lavori per un polo dell’idrogeno verde a Trieste (18/09/2025)
https://www.ansa.it/friuliveneziagiulia/notizie/2025/09/18/al-via-i-lavori-per-un-polo-dellidrogeno-verde-a-trieste_fd65b85d-bf7b-46f0-ae54-0d15e6d89305.html

TrasportoEuropa – A Trieste i lavori per produrre idrogeno verde (25/09/2025)
https://www.trasportoeuropa.it/notizie/energie/a-trieste-i-lavori-per-produrre-idrogeno-verde/

Area Science Park – NAHV: North Adriatic Hydrogen Valley
https://www.areasciencepark.it/en/project/nahv/