Stipendi bassi e diritti fragili: il lavoro che non tutela

Pubblicato il 2 febbraio 2026 alle ore 09:00

di Simona Tricoli

 

Abbiamo sempre detto che la sostenibilità non riguarda solamente il rispetto per l’ambiente, noi come associazione ci ispiriamo ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030 ed è proprio qui che troviamo 5 elementi chiave, le 5 P della sostenibilità:

  • Persone
  • Prosperità
  • Pianeta
  • Pace
  • Partnership

Il primo punto riguarda la lotta alla povertà e il dare dignità ad ogni individuo.

Nel secondo punto che ci parla di prosperità l’obiettivo è quello di poter vivere una vita armoniosa con il pianeta.

Un pianeta (e qui passiamo al terzo punto), dal quale prendiamo tanto e al quale dobbiamo altrettanto, in termini di rispetto e protezione.

Il quarto punto ci parla di pace, dobbiamo impegnarci a promuovere società pacifiche e inclusive.

E infine nel quinto punto non si può non parlare di partnership, perché per poter raggiungere tutti questi obiettivi è necessaria la collaborazione, una collaborazione che deve essere necessariamente globale.

 

Questi cinque punti chiave sono strettamente collegati tra loro, ma in questo articolo vorrei soffermarmi su uno in particolare: le persone, e la dignità che a ogni individuo deve essere riconosciuta.

Sempre più oggi, questa dignità non è presente nel luogo di lavoro, a causa del mancato rispetto delle norme, di stipendi non adeguati e della grande piaga del lavoro sommerso, il cosiddetto lavoro nero.

Un lavoro nero che toglie ogni rispetto, perché priva il lavoratore di tutele e di diritti. La dignità lavorativa è un diritto fondamentale, infatti è sancito direttamente dalla Costituzione, negli articoli 1,3 e 36.

 

Secondo gli ultimi dati Istat:

  • Il valore dell’economia sommersa nel 2023 è di circa 185,3 miliardi.
  • È cresciuto rispetto al 2022 del + 11,3%, il valore aggiunto connesso all’utilizzo di lavoro irregolare.
  • L’aumento delle unità di lavoro irregolari è aumentato del + 4,9%.

 

L’economia non osservata che comprende l’economia sommersa e quella illegale causano anche una riduzione del gettito fiscale, vengono evasi ogni anno tra gli 80 e gli 82 miliardi di euro, con una conseguente resa dei servizi pubblici minore a livello qualitativo, per non parlare del lavoro irregolare e la concorrenza sleale.

 

Che dignità viene data a un lavoratore che non ha diritto ai contributi, alla malattia, alla maturazione delle ferie? Che dignità viene data a un lavoratore che non è tutelalo nemmeno in materia di salute e sicurezza sul lavoro? Nella maggior parte dei casi di lavoro nero, l’orario svolto non è come stabilisce la legge, quindi di massimo 40 ore settimanali (48 se sono compresi gli straordinari), ma in tantissimi casi le 40/48 ore vengono di gran lunga superate, con conseguenze importanti sulla salute e anche sulla vita privata.

Il paradosso è che, non solo si lavora tante ore, più di quelle stabilite per legge e non si ha spazio per la vita privata, ma poi non si hanno nemmeno tutele e molte volte si fa fatica ad arrivare a fine mese.

 

Oltre al lavoro nero, esiste anche il lavoro grigio, un tipo di lavoro che prevede la stipula di un contratto per il lavoratore, ma nella pratica le norme contrattuali e legislative non vengono rispettate. Ad esempio viene pagato una parte di stipendio in nero, o addirittura alcuni datori pagano lo stipendio come stabilito da contratto, ma pretendono che una parte gli sia restituita o ancora vengono richieste ore extra non previste e non pagate.

 

Un’altra piaga in Italia sono gli stipendi rimasti fermi da circa 30 anni, dopo la pandemia i salari reali sono addirittura calati di circa l’8%, e le donne in molti settori continuano a percepire meno dei colleghi uomini, la retribuzione media annuale di una donna è di circa il 70% di quella di un uomo. E non è solo una questione di parità di genere, influiscono anche le assenze per maternità, la mancanza di aiuti veri per le donne che decidono di diventare madri pesa in modo notevole in ambito lavorativo, si pensi solo al fatto che il congedo di maternità dura cinque mesi, mentre quello di paternità 10 giorni, una differenza incredibile che, come al solito, mette tutto il carico della cura sulle spalle della donna.

 

 

Un’altra cosa, inoltre, che toglie dignità al lavoratore è la mancanza del rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Nel 2008 è stato emanato il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (TUSSL), realizzato per fare un riordino della normativa prevenzionistica e fornire maggiori tutele ai lavoratori. Nonostante la volontà del legislatore di voler fornire un testo abbastanza rigoroso nel quale la prevenzione, la formazione e l’informazione sono fondamentali, continuano ad essere numerosi gli infortuni e le morti sul lavoro, le cosiddette morti bianche .

 

Non vengono fatte formazioni adeguate, non vengono forniti ai dipendenti DPI o DPC regolamentati, con la conseguenza che le morti e gli infortuni continuano ad essere numerosi. Purtroppo i dati ci dicono che la media di decessi sul lavoro è di circa 3 morti al giorno, per un totale complessivo di oltre 1.000 vittime ogni anno. Riguardo gli infortuni nei primi 11 mesi del 2025 le denunce totali di infortunio sono state 550.948. Nel 2024 è stata effettuata un’indagine nazionale dalla quale è emerso che dei lavoratori vittime del lavoro sommerso solo il 57,6% chiede assistenza medica, il restante 42% non si approccia nemmeno al circuito sanitario ufficiale, pertanto è impossibile effettuare qualsiasi denuncia.

 

Le problematiche da risolvere nel mercato del lavoro sono tante, è necessario effettuare più controlli per garantire più tutele, realizzare leggi ad hoc che possano garantire ad ogni lavoratore uno stipendio adeguato che gli permetta di vivere dignitosamente.

Un dipendente che sta bene, un lavoratore al quale viene riconosciuto il suo valore, che ha il giusto stipendio e le giuste tutele, lavora bene e fa crescere l’impresa con conseguenze positive non solo per il datore di lavoro, ciò infatti favorirà anche la crescita economica del paese, con lavoratori soddisfatti diminuirà il fenomeno del turnover che causa ogni anno la riduzione della produttività nazionale.

 

È importante comprendere che il lavoratore non deve essere una persona da sfruttare ma capire che ogni dipendente è una risorsa, che bisogna valorizzarne le competenze, curarne il benessere e la formazione, è così che si può parlare di crescita, con la speranza che un giorno, a tutti, ma proprio a tutti possa essere garantito un lavoro dignitoso.