di Giovanni Buscema
Se al supermercato compriamo quasi sempre più di quello che avevamo in mente, non è solo una questione di forza di volontà.
Il supermercato è uno degli ambienti più studiati della nostra vita quotidiana. Ogni centimetro è progettato in base a come ci muoviamo, dove guardiamo, come prendiamo decisioni. I prodotti più redditizi stanno all'altezza degli occhi. Quelli per i bambini all'altezza dei “loro” occhi. Il pane spesso è in fondo al negozio — così, per arrivarci, attraversi molti altri scaffali. I prodotti "ancora" come carne, latticini e surgelati sono posizionati lungo le pareti perimetrali, obbligandoti a percorrere l'intera superficie del punto vendita.
Questa disciplina si chiama architettura delle scelte. Il termine è stato coniato nel 2008 dagli economisti comportamentali Richard Thaler e Cass Sunstein nel libro Nudge. Non è manipolazione nel senso negativo del termine. È design applicato alle decisioni umane: la scienza di come il contesto in cui scegliamo determina, in parte, cosa scegliamo.
E qui entra la sostenibilità.
Il carrello non è una scelta individuale. È un sistema.
La ricerca ha dimostrato che riorganizzare i prodotti in corsie basate sull'impatto ambientale può ridurre l'impronta di carbonio del carrello della spesa in modo significativo, con effetti che crescono nel tempo — a differenza di tasse o messaggi persuasivi, che producono impatti più immediati ma meno duraturi. Non cambiando le preferenze delle persone. Non facendo campagne di sensibilizzazione. Solo modificando come i prodotti sono presentati nello spazio.
Studi più recenti su app di food delivery hanno confermato lo stesso principio: riposizionare i piatti a basso impatto ambientale in cima al menu ha ridotto l'impronta carbonica media degli ordini del 12%, senza ridurre la soddisfazione degli utenti.
Questo è il punto che spesso manca nel dibattito sulla sostenibilità dei consumi: il comportamento individuale non avviene nel vuoto. Avviene in un contesto progettato da qualcun altro, con obiettivi che non sempre coincidono con quelli del consumatore — o con quelli del pianeta.
Il prodotto locale, quello con meno packaging, quello con meno impatto ambientale, quasi mai sta all'altezza degli occhi. Sta più in basso, ai margini degli scaffali. Non perché sia peggiore. Ma perché il sistema non è stato progettato pensando a lui.
I numeri che il carrello non mostra
Tutto questo ha conseguenze concrete, misurabili.
Quando il contesto favorisce acquisti impulsivi — formati sovradimensionati, offerte "3x2" su prodotti deperibili, packaging grandi che occupano più spazio visivo — il risultato non rimane dentro il supermercato. Lo porti a casa. E spesso, lo butti.
In Italia gettiamo ancora più di mezzo chilo di cibo ogni settimana: 554 grammi pro capite secondo i dati 2025 dell'Osservatorio Waste Watcher International, in lieve miglioramento rispetto ai 617 grammi del 2024, ma ancora molto lontani dall'obiettivo ONU di 369,7 grammi entro il 2030.
Il valore complessivo dello spreco alimentare lungo tutta la filiera agroalimentare italiana ha raggiunto 14,1 miliardi di euro nel 2025, di cui 8,2 miliardi provengono dallo spreco domestico, quello che avviene nelle nostre case, spesso a partire da una spesa mal pianificata.
Tra gli alimenti più sprecati figurano pane, frutta, verdura e insalata — in larga parte a causa di confezioni sovradimensionate.
Non è un problema di distrazione o di cattive abitudini. È un problema di sistema. E una parte rilevante di quello spreco ha origine esattamente lì: davanti a uno scaffale progettato per farti comprare di più.
La sostenibilità ha bisogno di un'architettura diversa
L'architettura delle scelte può essere progettata anche per orientare verso comportamenti più sostenibili — senza vietare nulla, senza imporre nulla, semplicemente modificando come le opzioni sono presentate. Questo tipo di intervento può essere guidato dal mercato, senza bisogno di regolazione formale, e quindi più rapido da implementare rispetto agli strumenti tradizionali.
Il Regno Unito ha istituito una struttura governativa dedicata proprio a questo — la Behavioural Insights Team. Diversi Paesi europei stanno sperimentando etichette ambientali, riorganizzazione degli scaffali e sistemi di feedback sull'impatto del carrello. La Germania, pur partendo nel 2023 dal livello più alto di spreco dell'Eurozona, ha registrato contemporaneamente la riduzione più marcata — del 43% — grazie a comportamenti organizzativi diffusi come la gestione accurata di dispensa e freezer.
Il cambiamento non è arrivato chiedendo alla popolazione di fare scelte migliori. È arrivato riprogettando il contesto in cui quelle scelte vengono fatte.
Cosa significa guardare il supermercato con occhi diversi
Capire come funziona l'architettura delle scelte non significa smettere di fare la spesa. Significa riconoscere che le nostre scelte non nascono in isolamento: nascono in ambienti progettati, con logiche precise, che hanno conseguenze reali — sugli imballaggi che produciamo, sulle risorse che consumiamo, sul cibo che buttiamo.
La differenza non è tra buone o cattive scelte. È tra comportamento individuale e sistema.
E capire il sistema è il primo passo per cambiarlo.
Fonti
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Thaler R.H., Sunstein C.R., Nudge: Improving Decisions About Health, Wealth, and Happiness, Yale University Press, 2008
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Panzone L.A. et al., Sustainable by Design: Choice Architecture and the Carbon Footprint of Grocery Shopping, Journal of Public Policy & Marketing, 2021
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Lohmann P.M. et al., Choice architecture promotes sustainable choices in online food-delivery apps, PNAS Nexus, ottobre 2024
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Osservatorio Waste Watcher International, Il caso Italia 2025, febbraio 2025
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WWF Italia / Waste Watcher International, Spreco alimentare e obiettivi ONU 2030, febbraio 2026
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Confcommercio / Waste Watcher International, Giornata nazionale prevenzione spreco alimentare, febbraio 2025