di Giovanni Buscema
Immagine concettuale generata con intelligenza artificiale. Rappresentazione simbolica e non ufficiale a fini critici e informativi
Apri una confezione di biscotti e ti sembra che finisca prima del solito. Probabilmente non è un'impressione. Si chiama shrinkflation: la quantità diminuisce, il prezzo resta uguale o aumenta e la confezione continua a sembrare la stessa. Dal 15 luglio 2026 l'Italia ha una nuova disciplina per affrontare questo fenomeno, ma il risultato finale è molto diverso da quello immaginato quando la legge era stata approvata.
Il meccanismo invisibile dietro lo scaffale
Se una confezione passa da 500 a 550 grammi te ne accorgi subito, mentre se passa da 500 a 450 grammi mantenendo lo stesso prezzo è molto più difficile notarlo, perché la confezione ha quasi lo stesso aspetto, il marchio è lo stesso, e il gesto di prenderla dallo scaffale resta identico. È qui che entrano in gioco le scienze comportamentali, dato che la maggior parte delle persone confronta il prezzo finale e non il contenuto effettivo, ed è per questo che la shrinkflation funziona come un aumento di prezzo silenzioso, con rincari nascosti che secondo il Codacons, a seconda della categoria di prodotto, possono arrivare tra il 10% e il 18% in alcuni casi, calcolati sul prezzo al chilo o al litro, la crescita reale può toccare punte ben più alte.
Una legge nata due volte
Nel 2024 il Parlamento sceglie una soluzione diretta, quando la legge 193/2024 introduce nel Codice del Consumo l'articolo 15-bis, che impone al produttore di segnalare chiaramente sulla confezione, per sei mesi, ogni riduzione di quantità a parità di packaging, con un'idea di fondo semplice: l'informazione deve trovarsi esattamente nel punto in cui il consumatore decide di acquistare.
La norma però non entra mai realmente in funzione, perché l'entrata in vigore slitta più volte, e nel marzo 2025 la Commissione europea apre una procedura d'infrazione, ritenendo che un obbligo di etichettatura valido solo per il mercato italiano potesse rappresentare un ostacolo alla libera circolazione delle merci nel mercato unico.
Per evitare il contenzioso il governo modifica il testo (il decreto legislativo "Misure di contrasto alle prassi commerciali di riporzionamento dei prodotti preconfezionati") e lo notifica alla Commissione europea il 15 aprile 2026. La procedura prevista dalla direttiva UE 2015/1535 concede a Bruxelles tre mesi per sollevare eventuali obiezioni: il termine scade proprio il 15 luglio, data in cui, senza rilievi, il provvedimento si considera approvato.
Cosa cambia davvero
Il cambiamento più importante riguarda proprio il momento in cui arriva l'informazione, perché l'obbligo di indicare la riduzione sulla confezione scompare del tutto: oggi il produttore deve comunicare la variazione a distributori e rivenditori, indicando anche l'aumento percentuale del prezzo per unità di misura, e saranno poi supermercati, negozi e piattaforme online a informare il consumatore tramite cartelli, avvisi sullo scaffale o comunicazioni digitali. Cambia anche la durata dell'obbligo, che dai sei mesi previsti in origine scende a tre.
Chi paga il costo di questa scelta
Sembra un dettaglio tecnico, ma cambia il rapporto tra te e l'informazione. Una scritta sulla confezione la incontri mentre stai decidendo se acquistare quel prodotto. Un cartello sullo scaffale, invece, devi notarlo. Un avviso online devi aprirlo. Sembra una differenza minima, ma le scienze comportamentali mostrano da anni che il punto in cui ricevi un'informazione può cambiare il modo in cui decidi.
Non a caso il Codacons ha definito la nuova disciplina "annacquata e poco incisiva", e ha chiesto l'intervento di quattro autorità (Antitrust, MIMIT, Garante per la sorveglianza dei prezzi e Guardia di Finanza), per verificare che le informazioni al punto vendita siano davvero visibili, chiare e comprensibili al momento dell'acquisto, e non solo formalmente presenti da qualche parte.
Lo strumento che hai già
Esiste comunque un'informazione che resta sempre disponibile, indipendentemente da come cambiano le norme, ed è il prezzo per unità di misura, quello scritto sotto il prezzo principale in euro al chilo o al litro: è l'unico riferimento che continua a raccontare il costo reale di un prodotto anche quando cambiano peso, volume o dimensione della confezione, e confrontarlo richiede pochi secondi.
La shrinkflation non riguarda solo qualche grammo di biscotti in meno, ma mette insieme marketing, diritto europeo, tutela del consumatore e psicologia delle decisioni sullo stesso scaffale di supermercato. La sostenibilità non è solo quello che compriamo. È anche il modo in cui un sistema decide quali informazioni mostrarci, e quali lasciare sullo sfondo.
In 10 secondi: cosa fare quando fai la spesa
- Controlla sempre il prezzo al chilo o al litro, non solo il prezzo finale della confezione
- Confronta due confezioni dello stesso prodotto a distanza di qualche mese: se il peso è cambiato ma il prezzo no, è shrinkflation
- Diffida delle confezioni "restyling", spesso la grafica cambia proprio quando cambia anche il contenuto
- In negozio, cerca cartelli o avvisi vicino al prodotto: dal 15 luglio 2026 devono segnalare le riduzioni di quantità recenti
Fonti:
Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) – Decreto legislativo "Misure di contrasto alle prassi commerciali di riporzionamento dei prodotti preconfezionati", notificato alla Commissione europea il 15 aprile 2026
Codacons – Comunicato stampa "Meno prodotto venduto allo stesso prezzo: dal 15 luglio nuove regole", 13 luglio 2026 https://www.codaconslombardia.it/codacons-su-shrinkflation/
Sky TG24 – Shrinkflation, dal 15 luglio stretta per contrastare i rincari nascosti https://tg24.sky.it/economia/2026/07/14/shrinkflation-nuove-regole
Il Sole 24 Ore – Confezioni ridotte ma stesso prezzo: slitta l'obbligo di etichetta https://www.ilsole24ore.com/art/confezioni-ridotte-ma-stesso-prezzo-slitta-2026-l-obbligo-etichetta-ecco-cosa-si-tratta-e-perche-tempi-si-allungano-AHIDsRgC