di Simona Tricoli
Nei giorni scorsi una notizia che ha destato molta preoccupazione è andata virale.
La notizia parlava di bambini rapiti al MaxiMall Pompeii di Torre Annunziata, nello specifico, una banda ha spruzzato del profumo alle vittime causando una condizione di stordimento, grazie a questo i malviventi hanno potuto effettuare il rapimento con facilità.
La notizia è partita da un video su una nota piattaforma, che in poche ore ha accumulato migliaia di visualizzazioni e condivisioni, questa storia ha generato panico tra i genitori che hanno cominciato a condividere la notizia anche sulle chat di WhattsApp. Complice principale è stato l’algoritmo, che data la viralità continuava a proporre la notizia anche a chi non la stava cercando.
Nel momento in cui si verifica un episodio del genere, è importante condividere e mettere in stato di allerta i genitori, in modo che possano istruire i loro figli a difendersi o a riconoscere situazioni di pericolo come questa.
Il problema però è che è stata solo una fake news, è stato tutto inventato, il video pubblicato e condiviso da molti non aveva uno straccio prova.
Non solo è stato fatto uno sciacallaggio digitale che ha sfruttato la paura delle persone per fare visualizzazioni, ma la falsa notizia ha arrecato un danno soprattutto al centro commerciale, che è stato associato al presunto rapimento di bambini e quindi considerato un luogo non sicuro.
Rispondiamo onestamente, se abbiamo la responsabilità di un bambino e vogliamo portarlo a farlo un giro al centro commerciale, dove lo portiamo? Al centro commerciale nel quale sono avvenuti dei rapimenti?
Il danno è stato fatto e quando una storia va online, anche se viene smentita, resta online e spesso diventa una sorta di leggenda metropolitana alla quale in tanti continueranno a credere e che ameranno raccontare.
Il caso della fake news riguardante i rapimenti al MaxiMall Pompeii è un chiaro esempio di disinformazione e misinformazione, due termini che descrivono due cose leggermente diverse ma ugualmente gravi.
Disinformazione e misinformazione non sono sinonimi
La disinformazione è la creazione e diffusione di contenuti falsi per trarne un vantaggio, questo può essere economico, politico di visibilità. Spesso vengono raccontate storie con mezze verità per rendere il racconto più realistico possibile. Chi diffonde il contenuto lo sa che è falso, ma lo diffonde comunque.
La misinformazione invece è la diffusione di informazioni false senza però l’intento di ingannare, chi diffonde la notizia non sa che è falsa ma è convinto che sia vera, lo fa in buona fede senza però effettivamente verificare se si tratta di una fake news oppure no. È una contraddizione dirlo, ma la diffusione della fake news viene fatta involontariamente.
È importante distinguere la terminologia per affrontare il problema in modo diverso
Per contrastare la disinformazione si utilizzano strumenti come il fact-checking, è un processo di analisi e verifica delle informazioni, fondato sull'esame delle fonti, il controllo dei dati e la valutazione delle dichiarazioni pubbliche.
È inoltre fondamentale che vi sia trasparenza sulle fonti e che le piattaforme siano regolamentate: l’algoritmo non deve far andare virale un contenuto falso che possa recare un danno di immagine o economico come quello causato al MaxiMall senza verificarne la veridicità, infine è importante che sia resa chiara la responsabilità legale a cui sarà soggetto chi farà volutamente disinformazione.
Con la misinformazione servono educazione digitale e responsabilità civica. Non possiamo condividere un contenuto solo perché ha avuto migliaia di visualizzazioni. Nel momento in cui diffondiamo un video contenente una fake news, possiamo davvero ritenerci meno colpevoli di chi l'ha creato? Non stiamo noi stessi infangando qualcuno prima di verificare la realtà dei fatti?
Esistono siti sui quali è possibile verificare se le notizie sono bufale oppure no, come ad esempio Bufale.net oppure Butac. Entrambe le piattaforme non si limitano a smentire una notizia, ma mostrano i collegamenti ai dati ufficiali, ai comunicati istituzionali e alle ricerche scientifiche, permettendo al lettore di verificare autonomamente.
Le conseguenze delle fake news
Il danno di immagine, il danno economico, sono state conseguenze concrete. La notizia dei rapimenti al MaxiMall Pompeii è stata prontamente smentita, ma nonostante questo il danno ormai è stato fatto.
Questa fake news continuerà a circolare come tante altre fake news che circolano da anni nonostante siano state smentite, ora l’attività potrà far valere i suoi diritti di immagine nelle sedi opportune, ma era davvero necessario? Era necessario infangare un’attività commerciale solo per fare visualizzazioni?
Oggi è toccato al MaxiMall Pompeii ma domani toccherà a qualcun altro, perché il mondo ormai funziona così, perché fare views è più importante del danneggiare qualcuno ed è più importante delle conseguenze.
Quando si parla di disinformazione e misinformazione abbiamo un dovere civico e morale nei confronti di noi stessi e degli altri. La prossima volta che vediamo un video virale o ci viene inviata una notizia sensazionale su WhattsApp, verifichiamone la veridicità prima di condividerla.
È importante per noi stessi non cadere nella trappola delle fake news, ma lo è soprattutto per chi ne subisce direttamente le conseguenze. Quando un contenuto finisce online, infatti, diventa estremamente difficile da rimuovere o da cancellare dalla memoria collettiva, a prescindere dal numero di smentite ufficiali.
Proprio per questo, il contrasto all'infodemia (grande quantità di notizie, unita a false informazioni, che rende difficile trovare fonti sicure) è diventato a tutti gli effetti un pilastro della sostenibilità sociale. Un ecosistema digitale inquinato da falsi allarmi mina la fiducia tra i cittadini, genera psicosi collettive e danneggia l'economia reale dei territori, come dimostra il caso del MaxiMall.
Promuovere l'educazione digitale e verificare le fonti prima di condividere non è più solo un atto di buon senso individuale, ma un dovere civico fondamentale per proteggere la stabilità e il benessere psicologico dell'intera comunità, anche questa è sostenibilità sociale.
Fonti:
https://www.metropolisweb.it/2026/07/17/torre-annunziata-bufala-bambini-rapiti-maximall-pompeii/
https://www.zerottantuno.com/notizia/81641/bufala-dei-bambini-rapiti-al-maximall-quando-una-falsa-notizia-pu-distruggere-reputazioni-lavoro-e-sicurezza.html