di Simona Tricoli
Nel nostro Blog abbiamo già parlato della Shrinkflation nell’articolo Compri di meno e paghi di più: cos'è la spesa "rimpicciolita", che altro non è che la riduzione o sgrammatura di un prodotto, che pesa di meno ma costa uguale a prima. Oltre la Shrinkflation abbiamo anche il fenomeno della Skimpflation. Qui non abbiamo una riduzione di peso, ma di qualità, qualità che può essere legata agli ingredienti utilizzati o al servizio. Sono due forme di inflazione nascosta, che oggi non comportano più solamente un problema di costi maggiori ma anche di altra natura.
Con la Skimpflation la riduzione di qualità ci mostra chiaramente che non si tratta solo più di un problema economico, ma viene da domandarsi soprattutto quando parliamo di cibo, cosa effettivamente andiamo a mettere nei nostri piatti. Prima se acquistavamo un pacco di biscotti di un discount e un pacco di biscotti di un marchio conosciuto, ci aspettavamo una qualità maggiore sul prodotto di marca che aveva effettivamente un costo maggiore. Se a causa della Skimpflation non c’è più certezza sulla qualità, si perde la fiducia del consumatore. Basta fare un giro sui social per sentire da tutti la stessa frase: “molti cibi che acquistiamo oggi hanno un sapore diverso rispetto al sapore che avevano anni fa”, che sia vero o meno (ma la Skimpflation in alcuni casi ci dice di si), la percezione di molti sembra proprio questa.
Differenze principali tra Shrinkflation e Skimpflation:
| Shrinkflation | Skimpflation | |
|---|---|---|
| Cosa cambia | Peso o volume del prodotto | Qualità o quantità degli ingredienti (sostituiti con varianti meno costose), oppure il livello del servizio offerto |
| Cosa resta uguale | Prezzo di vendita e aspetto generale della confezione | Il prezzo e le dimensioni della confezione |
| Esempi | Un pacco di biscotti che passa da 450g a 400g, il flacone di un detersivo che diminuisce di capacità | Sostituire del burro con la margarina, ridurre la percentuale di carne in un piatto pronto, offrire meno servizi alberghieri a parità di costo. |
Abbiamo spiegato che la Shrinkflation riguarda la riduzione di un prodotto; quindi, ci aspettiamo di andare al supermercato e di acquistare un pacco di pasta che prima pesava 500g e ora pesa 400g, mentre con la Skimpflation ci aspettiamo una riduzione della qualità degli ingredienti. Fin qui tutto nella norma. E se vi dicessi che la riduzione di un prodotto e una minore qualità non riguardano solo il cibo?
Manifestazione dei fenomeni nell’abbigliamento
Oggi riduzione e qualità ridotta le troviamo anche sull’abbigliamento. C’è una riduzione del tessuto utilizzato e ciò comporta anche una mancanza di standardizzazione delle taglie.
Vengono ridotti i margini di cucitura interni e la quantità di tessuto extra che permette ai vestiti di cadere morbidi.
Elementi costosi come cerniere o bottoni vengono sostituiti da elastici, non vengono più utilizzati elementi di qualità come il cotone o la lana e nel fast fashion la fanno da padrone tessuti con percentuali elevate di poliestere e materiali sintetici economici. Inoltre accorciare o stringere in modo impercettibile i modelli su milioni di pezzi, porta a un risparmio notevole di tessuto.
Spesso le case di moda giustificano i tagli corti o le taglie più piccole come delle vere e proprie scelte stilistiche: tagli Cropped, Slim Fit o Petite.
Non esiste una legge o uno standard globale unico per le taglie, ad esempio in Italia la taglia S può corrispondere alla 40 per alcuni marchi e alla 42 per altri.
Alcuni addirittura per vendere di più tendono a modificare le misure reali nel tempo, associando a un capo di una taglia più grande una taglia più piccola (ad esempio una 44 ha un’etichetta che indica 42), per far sentire il cliente a proprio agio, questo fenomeno si chiama Vanity Sizing.
Questa mancanza di trasparenza, che riguardi la riduzione di tessuto, l’utilizzo di materiali scadenti o la presa in giro del Vanity Sizing, fanno perdere fiducia al consumatore e creano problemi più grandi soprattutto in chi non è a conoscenza del fenomeno e pensa semplicemente di essere ingrassato o dimagrito troppo.
Questo fenomeno si collega direttamente alla sostenibilità sociale, quando la moda riduce il tessuto o altera le taglie per ragioni di profitto, crea un impatto negativo sulla società.
Perché il problema va oltre il costo
Se vado a provare un vestito, con un materiale di bassa qualità, che “tira” perché la stoffa che serviva per farlo scendere più morbido hanno deciso di non metterla, perché invece dei bottoni ha un elastico più economico, perché il materiale è di bassa qualità, la conclusione alla quale giungo è che ho preso qualche chilo. E se questo succede in più negozi di abbigliamento è ovvio che penso di essere io il problema e che forse ho bisogno di una dieta, che sicuramente non farei se fossi a conoscenza della Shrinkflation e della Skimpflation.
Il problema può manifestarsi anche al contrario, non tutti sentono la necessità di dimagrire, molti hanno anche bisogno di mettere qualche kg in più, e se entro in un negozio che adotta il Vanity Sizing, posso pensare di aver perso una taglia quando invece è la taglia sull’etichetta ad essere più grande rispetto al capo.
Questi due esempi leggendoli mi sembrano assurdi, sembrano campati in aria, sembrano forzati, nati per spiegare due fenomeni in un modo esagerato.
Purtroppo invece di esagerato non hanno nulla, perché la verità è che la maggior parte delle persone si identifica in una taglia. Non guarda la sua altezza, la conformazione fisica, tutti le variabili che devono essere valutate, ma solo la taglia, come se una M fosse uguale per tutti.
La verità è che una M, una L una 40, non possono andare bene per tutti, non solo è impossibile rinchiudere una fetta di popolazione in uno standard, ma quando quello standard è diverso per tutti, la cosa si complica ulteriormente.
Il Prêt-à-porter (letteralmente pronto da portare) indica nel campo della moda, l'abbigliamento prodotto in serie in taglie standard e venduto finito nei negozi, pronto per essere indossato, questo fenomeno ha rivoluzionato il mondo.
Sicuramente ha permesso a tutti noi di risparmiare, dato che farsi fare abiti su misura ha costi nettamente maggiori, ma ha anche permesso che le persone si identificassero in taglie che di standard non hanno niente.
Se volete approfondire l’argomento sulle taglie e il prêt-à-porter, vi invito a leggere il nostro articolo Dietro l’etichetta: il costo umano e ambientale del fast fashion.
Ricordiamoci che la perdita di stoffa buona è legata anche all’utilizzo di materiali scadenti, è garantito che un capo realizzato con materiali di qualità veste decisamente meglio. Quando andiamo ad acquistare un capo d’abbigliamento, ovviamente orientiamoci con la taglia prima di provarlo, se vestiamo quasi sempre una S proviamo quella, ma se il capo in questione lo vestiamo meglio con una M o una L, non facciamo una tragedia.
“I vestiti devono adattarsi alle persone, no le persone ai vestiti”
L’importante è vestire capi che ci fanno stare bene, che sono comodi e ricordare che non è una taglia che ci definisce, dobbiamo essere consapevoli che lo standard non esiste e ognuno di noi ha una conformazione fisica unica e impossibile da standardizzare.
Fonti
https://www.knupresscenter.com/news/articleView.html?idxno=31708
https://aytm.com/post/shrinkflation-skimpflation-spaving
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0167268117300045